Hate Speech e Fake news nel lavoro e nel business

“Hate speech e fake news nel mondo del lavoro e del business” è la ricerca condotta da SWG (azienda che progetta e realizza ricerche di mercato, di opinione, istituzionali e studi di settore) e commissionata dall’ATS Parole Ostili (formata dall’Associazione Parole O_Stili, l’Università Cattolica e l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo), che indaga i livelli di odio percepito nell’ambito di imprese e aziende e monitora la diffusione di fake news online.
L’indagine è stata svolta utilizzando il metodo Cawi/Cami (Computer Aided Web/Mobile Interview), una tecnica di sondaggio che prevede la compilazione autonoma di un questionario online.

La ricerca ha coinvolto tre differenti tipologie di campioni:
‣ 1000 cittadini italiani maggiorenni
‣ 400 lavoratori dipendenti e subordinati
‣ 100 dirigenti d’azienda

Cosa è emerso?

In aumento con un incremento del +12% rispetto al 2017 il numero di persone che non hanno una chiara posizione sul fenomeno dell’odio in rete di cui Il 20% appartenente alla fascia di utenti meno istruiti e il 9% di over 70. In diminuzione invece l’allarmismo con oltre il 17% degli intervistati che valuta il crescente grado di allarme e attenzione sul hate speech come “adeguato”.

 

Falsità vs aggressività

Le aree in cui vengono rispettivamente raggiunte le maggiori manifestazioni di falsità e aggressività sono: politica ed economia e esteri e immigrazione. Altri ambiti in cui vengono trovati considerevoli picchi inattendibilità sono: fatti quotidiani ed esperienze quotidiane e spettacolo (TV, cinema, moda). Terreno fertile d’odio in rete rimangono: crimine e malversazioni e sesso e relazioni di coppia. Molte inesattezze e manipolazioni anche in: salute, food e cucina, clima, ecologia e green leggi e opere pubbliche pubbliche e infine tecnologia e motori.

 


Una strada senza ritorno

Secondo il 66% degli intervistati, l’elevata presenza in rete di atteggiamenti offensivi e violenti e di notizie false costituisce una nuova realtà in cui misurarsi, non destinata a scomparire nel breve periodo. In particolare Il 50% ritiene sia il modo di comunicare della società contemporanea, mentre l’altra metà, crede possa essere il nuovo modo di comunicare in rete.
Si differenzia invece il 23% degli intervistati che valuta il fenomeno come temporaneo determinato da: il periodo storico e la crisi (13%) la novità dei mezzi e la poca esperienza degli utenti.

 

 

I dipendenti e il luogo di lavoro

I dipendenti valutano che il linguaggio irrispettoso e ostile sul luogo di lavoro sia diffuso con: il 38% che ritiene sia abbastanza aggressivo e il 10% che crede sia molto aggressivo e il 32 % che sia poco aggressivo.

 

 

Il 69% degli intervistati pensa inoltre che lo stile comunicativo delle imprese influenzi il cambiamento della società. Non si evidenzia infine, una differenza di genere nell’uso del hate speech o del sesso percepito come maggiore vittima di linguaggio ostile.

 

 

I dirigenti e la comunicazione online

La maggior parte dei dirigenti ritiene di avere controllo completo ed elevato della propria immagine in rete (51%) ma una parte altrettanto considerevole (49%) pensa di avere poco o nessun controllo sul proprio brand online. L’ 81% degli intervistati ritiene inoltre che hate speech e fake news prendano di mira comunemente le aziende e imprese.

 

Il 50% di coloro che hanno manifestato problemi nell’amministrazione della propria identità in rete crede che la risorsa principale che manchi per migliorare l’efficacia del proprio lavoro sia la competenza (50%)
Buona comunicazione e la buona educazione secondo gli intervistati hanno un valore all’interno della comunicazione di imprese e aziende (95%)
e il 43% afferma che oggi una pubblicità debba usare toni forti per risultare efficace.

 

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