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21 Novembre 2019

Lettera aperta al direttore Vittorio Feltri

Caro Direttore Feltri,
in tante occasioni avrei voluto scriverle una lettera ma solo oggi scelgo davvero di farlo. A colpire particolarmente la mia attenzione è stato quel tweet che ha rivolto all’Onorevole
Renato Brunetta in visita durante i giorni dell’acqua alta in Laguna:

 

“Brunetta è andato a Venezia con l’acqua alta. Imprudente”

Meno di 60 caratteri ma che mi hanno fatto riflettere su quanto fosse un peccato che la sua capacità dialettica venisse utilizzata per veicolare scontate ironie, in un contesto drammatico come quello che ha visto protagonista Venezia e non un “sapere”, di cui lei è portavoce, anche attraverso il suo giornale. L’ironia, usata ad arte, ha una grande efficacia, ma quando si trasforma in sarcasmo e in insulto fa male, a chi la subisce ma anche a chi la legge.
Per fortuna la risposta dell’ex Ministro è stata intelligente e misurata così da evitare l’ennesimo teatrino di insulti a cui siamo fin troppo abituati, sui social o in tv:

 

“Caro Feltri, nessuno nella vita può scegliere di essere alto o basso. Dipende da noi però, affrontare la vita con serietà, generosità ed amore piuttosto che con banalità opportunismi o razzismo”.

Le parole sono un ponte, come esprime il quinto principio del Manifesto della comunicazione non ostile, il più importante strumento divulgativo dell’associazione che presiedo e che ho fondato. È stato scritto dagli utenti della Rete e da tanti professionisti della parola, tra i quali anche molti suoi colleghi giornalisti. È un semplice decalogo, dieci principi di stile che vogliono essere una bussola per orientare le nostre conversazioni online. Se ha piacere di leggerlo lo trova all’indirizzo paroleostili.it/manifesto
La viralità della rete può essere violenta, Direttore.
 

“Le parole hanno conseguenze” e in questo caso un commento denigratorio su un aspetto fisico, (body shaming – e lo metto tra parentesi perché so che lei non ama l’utilizzo di termini stranieri) è una forma di bullismo, è una forma di aggressione gratuita che può fare molto, molto male. La conosce la storia di Carolina? Si è tolta la vita proprio per le parole sudice che le sono state rivolte sui social. Aveva quindici anni. Lungi da me farle una lezione di stile ma anche da mamma di quattro figli sento forte la responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. E se, come insegno loro, le relazioni sono il cuore della nostra vita, che esempio stiamo dando? Perché se “Si è ciò che si comunica” abbiamo il dovere di scegliere le parole con cura, per raccontare e raccontarci nel rispetto della libertà e della dignità altrui.

Cordiali saluti,
Rosy Russo
Presidente dell’Associazione Parole O_Stili
 

[La lettera è stata pubblicata giovedì 21 novembre su La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso]

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