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5 Giugno 2019

La lettera di Liliana Segre a Parole O_Stili

I venti d’odio veri o simulati infuriano. Come spesso mi capita di ripetere, il dispositivo del nostro tempo è la rete, una infrastruttura immateriale che ha trasformato tutti i nostri comportamenti.
Il genere umano, a tutte le latitudini è “umanità digitale”: è un dato di fatto e non possiamo restarne politicamente indifferenti.

La carica di aggressività del fenomeno sta assumendo pieghe talmente pesanti che, personalmente, ho fatto ricorso, nella mia nuova veste di parlamentare, ad uno strumento innovativo, una commissione parlamentare di indirizzo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, e istigazione all’odio ed alla violenza.
Lo spettro dell’hate speech dalla vecchia Europa attraversa il pianeta creando nuovi mostri digitali. Imbrigliare il fenomeno ė dovere civile di tutti i Paesi democratici. Del resto, il fascismo non arriverà con un saluto nazista, più probabilmente si presenterà in doppiopetto. Di recente è stato ripulito per renderlo presentabile.

Il mondo è destinato al futuro ma il linguaggio del futuro non può essere declinato dagli algoritmi ma dalla “lingua salvata“.

Se le parole sono pietre si deve saper scegliere tra i muri ed i ponti. Se i social sono il poligono di tiro verbale si può e si deve diventare contro ogni forma di ostilità, seminatori digitali di pace. Le parole di pace sono compensazione e denuncia del limite della rete stessa perché se c’è un campo in cui sapienza e conoscenza si perdono questo è l’informazione.

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