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Perché (tra gli altri) abbiamo invitato Boldrini e Mentana

Provo a raccontarvi la bellezza e le difficoltà di questi giorni.

Parole O_Stili è un progetto nato da quattro chiacchiere estive con un po’ di amici: nessuno di noi avrebbe immaginato che, sei mesi dopo, ci saremmo trovati di fronte a tutto questo.
Un progetto nazionale, una community trasversale di oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, comunicatori e docenti universitari, un evento che il 17 e 18 febbraio porterà nella mia Trieste oltre 1000 persone. Attestazioni di stima da ogni parte d’Italia, idee che frullano per la testa, vari progetti che potrebbero partire, tante persone eccezionali che ho avuto il piacere di conoscere e con cui sto condividendo un pezzo di cammino.
Ma al contempo mille problemi da risolvere. Di ogni tipo. Dall’organizzazione alla comunicazione fino alla necessità di far quadrare i conti.

Abbiamo scelto, e lo dico con orgoglio, di rendere Parole O_Stili aperto e gratuito a tutti. Anche a costo di rimetterci. Perché – se è vero che la Rete è di tutti – è giusto che chiunque lo desideri abbia la possibilità di partecipare. Ed è la prima risposta concreta che voglio dare a chi, in buona o malafede, continua a parlare di censura. Per quanto mi riguarda non c’è nulla di più democratico che dare a chiunque, in maniera indistinta, la possibilità e gli strumenti per esserci, partecipare e interagire.

Il tema della censura mi porta poi alla madre di tutte (poche a dir la verità) le critiche che stiamo ricevendo. Ovvero la presenza il venerdì della Presidente della Camera Laura Boldrini e il sabato del direttore Enrico Mentana. Per i detrattori del progetto sarebbero la pistola fumante, la prova provata che dietro Parole O_Stili c’è un disegno nascosto dei poteri forti per silenziare e censurare il dissenso in Rete. Sorrido leggendo queste ricostruzioni. E mentre lo faccio, mi ritornano alla mente le prime telefonate goffe in cui con un po’ di coraggio e faccia tosta io, piccola comunicatrice di provincia, ho contattato uno dei giornalisti più famosi d’Italia e lo staff della terza carica dello Stato per raccontare con tanto entusiasmo e speranza perché mi sarebbe piaciuto averli tra noi. Tra l’altro non sono le uniche due “personalità” che ho provato a coinvolgere: proprio ieri Casaleggio – che avevo invitato – con grande cortesia ha detto che purtroppo non riuscirà a partecipare.
Ci sarà, però, in rappresentanza del M5S, l’assessora al Comune di Roma Flavia Marzano, così come altri politici appartenenti a partiti di sinistra, centro e destra. E ci saranno tra i molti relatori della due giorni (quasi un centinaio) anche tanti professionisti, con sensibilità, culture, stili e approcci diversi. Ma con un comune sentire: cercare di capire insieme cosa si può fare per diffondere online (ma anche offline) il virus positivo dello “scelgo le parole con cura perché sono importanti”.

Censurare” secondo Treccani significa, nella sua prima accezione, “biasimare, riprendere“.
Parole O_Stili vuole fare esattamente il contrario: dare a chiunque la possibilità di esporre la propria visione senza filtri o costringimenti. E con un po’ di ambizione provare a facilitare l’arrivo di tutte queste sensibilità diverse a un luogo di approdo comune, in cui ognuno si riconosca e si senta rappresentato: questo è l’obiettivo del Manifesto della Comunicazione non Ostile. Non chiediamo cambiamenti di algoritmi, non invochiamo l’intervento di regolatori o censori: il cambiamento che auspichiamo parte da noi, senza alcun intermediario. Spetta a noi, innanzitutto, “scegliere le parole con cura“.

A tutti quelli che stanno facendo il tifo affinché il progetto fallisca dico che mi dispiace per loro. Perché resteranno delusi. Chi le cose prova a farle commette errori. Chi, invece, critica solamente le azioni altrui non sbaglia mai. Io preferisco non restare con le mani in mano. E mi piace questa “pazza idea” di provare a farlo insieme a tante persone che come me, malgrado tutto, hanno ancora la voglia e il coraggio di sognare.

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